LA SCONFITTA DELLA POLITICA

Luglio 4, 2008

Ho visto e sentito cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare. Ho visto politici e intellettuali – anche di centrodestra, fortunatamente pochi, ma anche di centrodestra – esaltarsi su intercettazioni telefoniche, genovesi o romane fa poca differenza, rovistando nei cestini della spazzatura delle conversazioni private o delle «rivelazioni» che ogni giorno crocifiggono qualcuno, a volte persone perbene. E fare della spazzatura la cifra stilistica della loro politica.Ho visto indignati speciali stracciarsi le vesti per scandali che non sono tali e fustigatori di costumi appassionarsi alle visioni dal buco della serratura, chiedendo le dimissioni di Marta Vincenzi non perchè Genova è sporca e mal tenuta, ma perchè un tizio aveva detto a un altro tizio in un’intercettazione «l’ometto della signora» e un altro ancora aveva scritto su un blog che il sindaco era ineleggibile per un conflitto di interessi del marito e un terzo aveva detto a un quarto che un quinto aveva sentito delle voci su un imprenditore e le aveva riferite a un sesto.Ecco, se questa è la politica, posso tranquillamente dire che ho il disgusto della politica. Ma, fortunatamente, questa non è la politica. Anzi, affidarsi a questa roba e andare dietro a pettegolezzi da bar, è la peggiore sconfitta della politica. È l’abdicazione rispetto al proprio ruolo e anche al proprio dovere, è la resa ad altri poteri, siano essi quello giudiziario o quello dell’informazione.

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L’ora di Ligabue: «San Siro? È il mio habitat»

Luglio 4, 2008

Nel catino di San Siro va in scena la sfida infinita tra i due giganti del rock popolare in salsa padano-emiliana. Dopo il ciclone Vasco, è infatti la volta del Liga, come lo chiama da sempre la sua fedele tribù. «Ma la competizione va bene nello sport, non nella musica, ognuno fa la sua strada – mette le mani avanti la 48enne rockstar di Correggio -. Con Vasco quando ci siamo incontrati ci siamo divertiti, è simpatico, capisco che possa fare notizia il dualismo tra noi, ma non che si debba scegliere». Sta di fatto che, almeno per il momento, nella sfida tra i due titani della musica riempi-stadio, il signor Rossi ha incassato un doppio esaurito, mentre Luciano Ligabue per ora uno soltanto: quello del concerto di stasera. Per la replica di domani, infatti, ci sono ancora biglietti a disposizione. Il popolo chiede rock classico e tirato, canzoni forti e facili da urlare? Bene, Ligabue, di casa a San Siro («Il palcoscenico è il mio habitat naturale, e poi sono convinto che confrontarmi con dimensioni diverse allarghi i confini artistici», ha dichiarato), non si tira indietro. E promette un concerto come uno se lo immagina. Con la musica che ruggisce forte. Ma attenzione: dalle 21 fino alle 23.30. Oltre non si deve andare: sia per venire incontro alle lamentele dei residenti della zona San Siro sia per dare modo agli spettatori di lasciare lo stadio con i mezzi pubblici e senza i disagi che invece hanno rovinato la festa a molti fan di Springsteen.

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Ken, guerriero ed eroe contro la tragedia nucleare

Luglio 4, 2008

Il compromesso è escluso dai fan del genere manga, fumetti e filmati nipponici dalle filosofie estreme, dalle tematiche avveniristiche e planetarie. Per chi ama il genere Ken il guerriero è una squisitezza e le riserve sulla rozza animazione sono rimosse dalla passione degli autori. La Terra nel XXI secolo è reduce dall’olocausto nucleare. I superstiti invocano l’arrivo di una sorta di messia: è l’invincibile Kenshiro, eroe delle arti marziali. C’è molto lavoro per il nostro eroe, specie in previsione dei quattro sequel di cui Ken il Guerriero è il primo capitolo. Scenografie dark e un mix di sacro e profano aggiustato con abilità. Questa è la versione definitiva e cupa.KEN IL GUERRIERO di Takahiro Imamura (Giappone 2006). 90 minuti

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Il sindaco di Ascea: «Così impariamo a mangiare sano»

Luglio 4, 2008

«L’ispirazione mi è venuta in occasione della giornata per la corretta alimentazione, indetta dall’Unione europea. E poi, quelle cifre da capogiro sui morti per obesità o malattie ad essa collegate. Bisognava dare il buon esempio, dovevo fare qualcosa». E, cosi è stato: nei circa 50 tra ristoranti e pub di Ascea, località turistica collocata nel Parco del Cilento, ogni ristoratore, accanto ad ogni pietanza, dovrà indicare le calorie. Promotore di questa iniziativa «rivoluzionaria» è il sindaco di Ascea, Mario Rizzo, manco a dirlo medico, uno di quelli che tiene alla salute dei suoi pazienti come a quella dei suoi cittadini e turisti.Signor Sindaco, come hanno accolto la sua delibera i gestori dei ristoranti?«Bene direi, molto bene, a parte qualche punta di scetticismo iniziale, da parte di pochi ristoratori. Tutti hanno capito che indicare le calorie nei loro menù, qualifica il prodotto».Domani la delibera sarà esecutiva: ce la faranno a mettersi in regola?«Il Comune ha messo a disposizione di tutti i gestori dei locali, un nutrizionista, che li aiuterà a quantificare le calorie dei loro piatti. Ma, naturalmente, non è che per ogni pietanza saremo fiscali: una caloria in più o una in meno, non cambia niente».

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L’ultima frontiera abbattuta: i rom ospiti nella casa di cura

Luglio 4, 2008

L’ordine di Marta è perentorio. Da questa mattina una carovana di quattro camper di famiglie rom sarà alloggiata nei giardini della casa di cura all’«Istituto Doria» di Struppa. Non è una barzelletta, ma quanto chiesto dal sindaco di Genova Marta Vincenzi al direttore sanitario della struttura che, davanti alla pretesa del sindaco, non ha potuto che accollarsi la responsabilità di ospitare all’interno della ex casa di riposo una ventina di persone. Una scelta che sta allarmando i medici ed il personale infermieristico dell’istituto, spaventati per la possibilità che i rom entrino all’interno nella struttura con il rischio che possano derubare i malati psichiatrici, ma anche medicinali e ricettari. Il personale medico sta mal digerendo la decisione ed è pronto a mettere sotto chiave ogni modulo ed ogni stecca di medicinali anche per evitare qualsiasi responsabilità che possa cadere nel penale. La carovana sarà alloggiata nel giardino della struttura che dà verso l’asilo e la scuola elementare del quartiere. Una decisione sorprendente proprio in un momento nel quale il sindaco torna ad essere nel mirino. A Genova l’emergenza rom si sta facendo sentire come e più di un anno fa, con il proliferare di campi abusivi dalla Valpolcevera al Ponente cittadino e fino alla Valbisagno. La scelta, poi, del sindaco di «aprire» ai rom con l’appello che vorrebbe far firmare alla città il prossimo 20 luglio, perché i genovesi sposino usi e costumi di questi popoli, sta scatenando la reazione dei genovesi che, con questa emergenza, devono convivere quotidianamente.

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Ma Napolitano è Pilato o Salomone?

Luglio 4, 2008

Poco manca che Giorgio Napolitano sia innalzato alla gloria degli altari per l’intervento sul Csm nella questione pacchetto sicurezza. «La corretta via d’uscita», «ridà serenità al Paese» e via lodando, tanto da destra che da sinistra. Permettetemi di uscire dal coro. I peana sono eccessivi. Il presidente, con tutto rispetto, ha solo confermato di essere, a 83 anni, l’uomo di parco coraggio che è stato in ogni azione – e inazione – della sua vita. Il punto era se il Csm potesse o no dare il proprio giudizio su un decreto che spetta al Parlamento esaminare. In gioco c’è la distinzione dei ruoli tra istituzioni dello Stato. Da voci si sapeva che il Csm avrebbe espresso un parere di incostituzionalità del decreto. A questo si è attaccato Napolitano dandosi l’aria del pacificatore. Ha scritto una lettera al vicepresidente del Csm, l’ambiguo ex dc Nicola Mancino, e ha detto in soldoni: «Libero il Consiglio di esprimere giudizi, ma non quello sulla costituzionalità. Per questo c’è la Consulta» (antonomasia di Corte Costituzionale). Così, il presidente ha suggerito al Csm la scappatoia. Il Consiglio, vispo e sveglio, ha colto la palla al balzo e invece di definire «incostituzionale» il decreto lo ha tacciato di «irragionevolezza». Se non è zuppa è pan bagnato e, in ogni caso, ha prevaricato governo e parlamento bocciando il pacchetto. Con buona pace della separazione dei poteri.Napolitano, nell’imbarazzo, si è preso una seria responsabilità.

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LE CINQUECENTO INVADONO GARLENDA

Luglio 4, 2008

Saranno mille le cinquecento che sfileranno al XXV meeting internazionale delle Fiat cinquecento che si terrà a Garldenda, in provincia di Savona, da oggi e fino a domenica. Il ritrovo sarà, come di consueto al parco Villafranca con tutto il savonese che per l’intero week end sarà toccato dalle coloratissime cinquecento in giro dalla riviera all’entroterra. Oggi il tour prevede Albenga e Castelvecchio Rocca, domani Ceriale e Caslebianco, domanica si arriverà a Villanova d’Albenga. Il programma completo del meeting è on line sul sito www.500clubitalia.it

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Al 18 di via Rovello un pollo arrosto da leccarsi i baffi

Luglio 4, 2008

Più che un ristorante, come scritto sul biglietto da visita, un’allegra trattoria il Rovello 18 al numero 18 di via Rovello, tra via Dante e via Cusani. Da sei anni guida tutto Cinzia Rossi che ha in Gualtiero Panciroli il responsabile della cantina e del servizio. Un unico vero neo: 3 euro di pane e coperto, tre di troppo.Il locale è chiuso sabato e domenica a pranzo (bingo per l’apertura domenica sera), ha bottiglie di spessore, molte bio, accetta i bambini e i cani con tanto di cartello in strada, chiude tardi la sera. In soldoni: è al servizio del cliente che per 2 piatti e un dessert spenderà 40 euro.Punto di forza la spesa e una nota briosa nelle varie preparazioni. Ad esempio è una piacevole idea estiva l’insalata di cavolo rosso con acciughe, capperi e olive nere, accanto a una rinfrescante di finocchi e arance piuttosto che la classica insalata greca. Piacevole anche una torta di riso nero venere con una leggera e gradevolissima copertura di crema pasticcera.E chi ama la carne non può non gioire sapendo che tra i secondi il Giotto con patate altro non è se non l’hamburger di Franco Cazzamali a Romanengo (Cremona), 0373.72101, così chiamato perché dura otto giorni e «gi+otto=giotto». Ottimo pure il pollo arrosto, di Monica Maggio a Zocca (Modena), 059.988432.

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Strage sulla strada delle vacanze Pullman contro un tir: 4 morti

Luglio 4, 2008

da Fasano (Brindisi)La strage si è consumata quando erano passate da poco le 12,15 e il sole martellava la statale numero 172, quella che dal mare si arrampica sulle colline della selva di Fasano, provincia di Brindisi; proprio qui, poco dopo lo svincolo e all’altezza di una curva, un pullman si è scontrato con un tir carico di legna: per quattro persone non c’è stato niente da fare, sono morte nel terribile impatto frontale rivelato dalle lamiere accartocciate rimaste sull’asfalto. Le vittime sono Angela D’Onchia, 78 anni, Nicola Potenza, 77 anni, Santa Miccolis, 71 anni e Raimondo Fiume, 36 anni: i primi tre erano sul pullman, l’altro era il conducente dell’autocarro. I feriti sono 41: sono stati ricoverati negli ospedali di Fasano, Ostuni, Brindisi, Monopoli e Putignano; quattro di loro sono in gravi condizioni.Sull’autobus viaggiavano cinquanta passeggeri, tutti anziani di Alberobello. Erano stati a Torre Canne, località affacciata sulla costa a una quarantina di chilometri più a sud dove si sottoponevano a cure termali: stavano tornando a casa quando c’è stato l’incidente. Uno scontro frontale, violentissimo: la parte anteriore del pullman si è ripiegata su se stessa mentre la cabina del tir, proprio dal lato del conducente, è andata completamente distrutta. Qualcuno è riuscito in qualche modo a trascinarsi fuori dal pullman, altri sono rimasti all’interno in attesa dei soccorsi tra urla, lacrime e invocazioni d’aiuto, altri ancora sono stati sbalzati fuori attraverso i finestrini finiti in frantumi.

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Spie, intercettazioni e la voce d’un imitatore Il blitz come un film

Luglio 4, 2008

Un ostaggio in fuga, il sequestro del computer di un capo guerrigliero, agenti infiltrati e un clamoroso «bluff» finale. Non è la trama di un film, ma la storia dell’operazione «Scacco», che ha beffato i terroristi colombiani. Con l’obiettivo raggiunto di liberare Ingrid Betancourt e altri 14 ostaggi, tra cui tre americani. La storia inizia nel maggio dello scorso anno. Il sottotenente «Frank» Pinchao, prigioniero delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), riesce a fuggire. Chi ci aveva provato prima di lui si era perso nella fitta selva colombiana, finendo per morire di stenti. A Pinchao va meglio: le forze di sicurezza colombiane organizzano una vasta operazione di salvataggio e il militare viene recuperato. Subito inizia a raccontare che ha diviso la prigionia con la Betancourt, l’ostaggio più eccellente delle Farc. Nasce così il progetto di localizzare il lager nella selva della franco-colombiana. Con la liberazione di altri ostaggi, compreso Clara Rojas, braccio destro della Betancourt, il cerchio si stringe. In febbraio i corpi speciali Omega, addestrati dagli israeliani, si infiltrano dietro le linee dei bandidos. Sul fiume Apaporis vedono due ostaggi americani e uno colombiano che fanno il bagno. Non intervengono per evitare di far saltare l’operazione, che punta all’obiettivo principale, la Betancourt. Ma da quel giorno i satelliti americani si concentrano nella zona. Il primo marzo le unità Omega mettono a segno un colpo da manuale.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273560