Ottobre 14, 2008
Grazia Francescato sarà alla manifestazione di oggi, ma anche a quella del Pd del 25: «Dobbiamo dare una risposta alla paura che si sta insinuando nel paese e il primo modo per farlo è essere in piazza e dire che un altro futuro è possibile». La portavoce dei Verdi non firmerà invece per il referendum sul Lodo Alfano: «Quella legge è una vergogna nazionale, ma ho delle perplessità sia sullo strumento che su certe modalità con cui Di Pietro fa opposizione». Quanto alle europee, se le si chiede qual è la condizione irrinunciabile, la risposta non è la presenza sulle schede elettorali del simbolo del Sole che ride, ma che gli eletti vadano nella famiglia dei Verdi. Basta una manifestazione per dare una risposta alla paura che la destra cavalca? «È un primo passo, che dobbiamo compiere mettendo insieme alla protesta le nostre proposte. Ci hanno attaccato addosso l’etichetta del “no”. Ora dobbiamo mettercene un’altra, quella dell’“invece”». Qualche esempio concreto? «Una lotta sul lavoro che metta insieme economia ed ecologia, un no al nucleare che si accompagni a un sì alle fonti rinnovabili, la battaglia per i beni comuni, in particolare sull’acqua, visto che le privatizzazioni portano a un aumento delle tariffe e non garantiscono la qualità dei servizi». Come pensate di farlo, visto che non siete in Parlamento.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79831
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Luglio 4, 2008
da Fasano (Brindisi)La strage si è consumata quando erano passate da poco le 12,15 e il sole martellava la statale numero 172, quella che dal mare si arrampica sulle colline della selva di Fasano, provincia di Brindisi; proprio qui, poco dopo lo svincolo e all’altezza di una curva, un pullman si è scontrato con un tir carico di legna: per quattro persone non c’è stato niente da fare, sono morte nel terribile impatto frontale rivelato dalle lamiere accartocciate rimaste sull’asfalto. Le vittime sono Angela D’Onchia, 78 anni, Nicola Potenza, 77 anni, Santa Miccolis, 71 anni e Raimondo Fiume, 36 anni: i primi tre erano sul pullman, l’altro era il conducente dell’autocarro. I feriti sono 41: sono stati ricoverati negli ospedali di Fasano, Ostuni, Brindisi, Monopoli e Putignano; quattro di loro sono in gravi condizioni.Sull’autobus viaggiavano cinquanta passeggeri, tutti anziani di Alberobello. Erano stati a Torre Canne, località affacciata sulla costa a una quarantina di chilometri più a sud dove si sottoponevano a cure termali: stavano tornando a casa quando c’è stato l’incidente. Uno scontro frontale, violentissimo: la parte anteriore del pullman si è ripiegata su se stessa mentre la cabina del tir, proprio dal lato del conducente, è andata completamente distrutta. Qualcuno è riuscito in qualche modo a trascinarsi fuori dal pullman, altri sono rimasti all’interno in attesa dei soccorsi tra urla, lacrime e invocazioni d’aiuto, altri ancora sono stati sbalzati fuori attraverso i finestrini finiti in frantumi.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273582
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Luglio 4, 2008
Un ostaggio in fuga, il sequestro del computer di un capo guerrigliero, agenti infiltrati e un clamoroso «bluff» finale. Non è la trama di un film, ma la storia dell’operazione «Scacco», che ha beffato i terroristi colombiani. Con l’obiettivo raggiunto di liberare Ingrid Betancourt e altri 14 ostaggi, tra cui tre americani. La storia inizia nel maggio dello scorso anno. Il sottotenente «Frank» Pinchao, prigioniero delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), riesce a fuggire. Chi ci aveva provato prima di lui si era perso nella fitta selva colombiana, finendo per morire di stenti. A Pinchao va meglio: le forze di sicurezza colombiane organizzano una vasta operazione di salvataggio e il militare viene recuperato. Subito inizia a raccontare che ha diviso la prigionia con la Betancourt, l’ostaggio più eccellente delle Farc. Nasce così il progetto di localizzare il lager nella selva della franco-colombiana. Con la liberazione di altri ostaggi, compreso Clara Rojas, braccio destro della Betancourt, il cerchio si stringe. In febbraio i corpi speciali Omega, addestrati dagli israeliani, si infiltrano dietro le linee dei bandidos. Sul fiume Apaporis vedono due ostaggi americani e uno colombiano che fanno il bagno. Non intervengono per evitare di far saltare l’operazione, che punta all’obiettivo principale, la Betancourt. Ma da quel giorno i satelliti americani si concentrano nella zona. Il primo marzo le unità Omega mettono a segno un colpo da manuale.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273560
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Giugno 30, 2008
Il palazzo di Giustizia di Milano Più di cinquecento persone, per manifestare contro le nuove leggi vergogna volute dal governo di Silvio Berlusconi. Ieri, nel tardo pomeriggio, in una Milano preda del caldo africano, si sono trovate davanti al palazzo di giustizia, dando un nuovo segnale contro quanto si prepara, in materia di giustizia, nel parlamento italiano. Nel mirino dei manifestanti soprattutto le leggi che vogliono limitare l’uso delle intercettazioni e la Schifani bis, o «salva premier», che punta a mettere al riparo Silvio Berlusconi dagli effetti del processo Mills. L’appello era stato lanciato dal «Comitato milanese per la legalità» e dall’esponente del pd meneghino Nando Dalla Chiesa. Al presidio erano presenti anche esponenti di alcuni partiti, come Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Sinistra Democratica, Italia dei Valori, Verdi, Dalla Chiesa ha spiegato che il presidio di ieri «non è una ripetizione di cose già viste, ma una risposta della gente che spinta dall’indignazione civile ha aderito al nostro appello. È stata una bella manifestazione proprio perché artigianale, con cittadini che si sono riconosciuti nello slogan ‘noi facciamo da soli’ ed hanno dato un segno tangibile di impegno, nonostante il giorno feriale ed il gran caldo». Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, ha detto che «la manifestazione è prima di tutto un’ utile risposta civile alle iniziative del governo che mettono in crisi, per l’ennesima volta, l’amministrazione della giustizia nel nostro paese.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76553
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Giugno 30, 2008
torna all’articolo I sottoscrittori dell’appello pagina precedente pagina successiva Tutta la mia famiglia aderisce all’appello per il Premio Nobel a Ingrid Betancourt, perchè serva a riportarla a casa, e perchè se lo è eroicamente conquistato in ogni giorno e in ogni ora di questi ultimi sette anni. Lino Leporati, Eria Baraldi, Rossana Leporati, Morena Leporati Cara Unita’, vedo con molto piacere che la vostra campagna per il Nobel ad Ingrid Betancourt sta ricevendo adesioni da moltissime personalita’. Spero vivamente che i Nobel italiani facciano sentire il loro appoggio. se tutti aderissero all’ inziativa ci sarebbe quasi il numero per far partire la pratica a Stoccolma. Saluti Angela ed Agostino Mantero Perchè il nobel a Ingrid è dare speranza a noi stessi. La speranza che insieme possiamo cambiare, in meglio, questo mondo in cui il solo modo di comunicare è attraverso il ricatto e la paura. Grazie Unità. Gabriella Silvi docente di lettere Con il convincimento che la proposta del Nobel per la pace ad Ingrid Betancourt sia ottima per ottenerne la liberazione, aderiamo all’appello anche perché non si perpetuino ancora violenze di tale ferocia nei confronti di donne che praticano il coraggio delle proprie idee. Letizia Battaglia, Rosalba Bellomare, Simona Mafai, Rosanna Pirajno e le socie di Mezzocielo, Palermo La Fondazione Antonino Caponnetto aderisce con convinzione piena all’appello per assegnare il Nobel per la pace ad Ingrid Betancourt.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76642
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Giugno 28, 2008
È molta, certamente non del tutto casuale, la confusione che circonda la legittimità del parere del Csm sulla proposta di sospendere i processi per i reati puniti con meno di dieci anni di reclusione (una miriade, spesso gravissimi). Con una forzatura, che trae alimento da un miscuglio di malafede e ignoranza, si accusa il Csm di eccedere dalle sue competenze invadendo quella della Corte Costituzionale in quanto accusa la legge approvata al Senato di contrasto con la Costituzione. Poche parole sono sufficienti per inquadrare correttamente la questione ed impedire altre strumentalizzazioni.Oltre ad essere l’organo che sovraintende alla vita professionale dei magistrati, per garantire la piena autonomia della loro funzioni, il Csm può fare proposte al ministro della Giustizia su tutte le materie riguardanti l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.E aspetto importante, può dare pareri su disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario. È del tutto ovvio, infatti, che l’organo di autogoverno della magistratura si occupi dei problemi che riguardano la categoria e la sua attività. Ora soltanto chi è del tutto fuori dalla realtà giudiziaria può asserire che una legge dalla quale derivi la sospensione dei processi sia estranea all’organizzazione degli uffici giudiziari ed alla gestione del servizio giustizia. I processi sospesi vanno individuati dai singoli uffici e rimessi a nuovo ruolo, previo ovviamente l’espletamento di tutta una serie di incombenze processuali assolutamente indispensabili (si pensi alle notifiche alle parti per comunicare loro che il processo non si farà) e certamente onerose, con sottrazione di energie e tempi al normale espletamento del servizio.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76651
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Giugno 28, 2008
Molti erano i chiamati, molto pochi quelli che sono arrivati, a Roma, all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Eppure, l’Assemblea aveva un ordine del giorno importante: l’elezione della Direzione. Quando su circa tremila componenti dell’Assemblea, certamente troppi, ne pervengono fra 600 e 800, allora c’è sicuramente un problema (forse più di uno), non organizzativo, non logistico, ma politico.La grande maggioranza dei componenti non disdegna l’onore di “fare parte” dell’Assemblea del Pd, ma, purtroppo, non si cura di “prendere parte” alle sue attività. È un segnale che ha due interpretazioni possibili. La prima è la delega, più o meno convinta, al gruppo dirigente, quello, per intenderci, che, al tavolo della Presidenza, mentre Veltroni pronunciava il suo discorso, si sprofondava nella lettura dei quotidiani oppure parlava al telefonino. Per questi delegati assenti (assenteisti?), dopo la sconfitta. non c’è nulla su cui riflettere, nulla da rimproverare/rsi, nulla da fare. Semplicemente, la sconfitta non la si poteva evitare. Ne conseguono delusione e/o rassegnazione. Dunque, non è neppure il caso di discuterne, individuarne le cause, approntare una strategia diversa. Sono, credo, atteggiamenti gravi che spiegano l’afasia/apatia dell’opposizione. La seconda interpretazione è che gli assenti, almeno una parte di loro, impossibile dire quanto piccola oppure grande, hanno deliberatamente deciso, magari anche ricordandosi di precedenti, non felici, esperienze, di non partecipare ad un evento pre-confezionato, nella consapevolezza di non avere la possibilità di cambiare nulla.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76550
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