Crisafulli: «Pronto a morire». Berlusconi: «Non disperi» – Interni

Settembre 17, 2008

Mercoledì 10 settembre è partito da Catania con la sua famiglia, diretto in Toscana, nell’Abetone, con l’idea di interrompere l’alimentazione che lo tiene in vita. Ma è passato prima per Roma, «per gridare vergogna allo Stato che ci ha abbandonato». E incontrare il sottosegretario del Welfare Eugenia Roccella. Salvatore Crisafulli, affetto da una sindrome che da anni lo costringe a vivere paralizzato e a comunicare solamente attraverso un computer, aveva scritto qualche giorno fa al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi dicendo che si sarebbe lasciato morire perché «non esiste un’adeguata assistenza». L’accusa è diretta principalmente alla Regione Sicilia, che finora non ha recepito la legge 162, ovvero il provvedimento che prevede un’assistenza particolare per i disabili. «Il premier – spiega Pietro, fratello di Salvatore – ha già ricevuto le lettere che gli abbiamo indirizzato: sono infatti pervenute le ricevute di ritorno delle missive. Ma fino a mercoledì non abbiamo avuto alcuna comunicazione, e ormai mio fratello ha gettato la spugna».Unica cosa che potrebbe fargli cambiare idea, ribadisce il fratello di Salvatore, l’attuazione della legge 162. «Del resto – tuona – la Sicilia prende i finanziamenti stanziati dalla Capitale, ma poi di fatto non ne applica le leggi». E proprio per Roma la famiglia Crisafulli ha preparato uno striscione: «Sopra – spiega Pietro – scriveremo nero su bianco che lo Stato ci ha abbandonati».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78912


LA SCONFITTA DELLA POLITICA

Luglio 4, 2008

Ho visto e sentito cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare. Ho visto politici e intellettuali – anche di centrodestra, fortunatamente pochi, ma anche di centrodestra – esaltarsi su intercettazioni telefoniche, genovesi o romane fa poca differenza, rovistando nei cestini della spazzatura delle conversazioni private o delle «rivelazioni» che ogni giorno crocifiggono qualcuno, a volte persone perbene. E fare della spazzatura la cifra stilistica della loro politica.Ho visto indignati speciali stracciarsi le vesti per scandali che non sono tali e fustigatori di costumi appassionarsi alle visioni dal buco della serratura, chiedendo le dimissioni di Marta Vincenzi non perchè Genova è sporca e mal tenuta, ma perchè un tizio aveva detto a un altro tizio in un’intercettazione «l’ometto della signora» e un altro ancora aveva scritto su un blog che il sindaco era ineleggibile per un conflitto di interessi del marito e un terzo aveva detto a un quarto che un quinto aveva sentito delle voci su un imprenditore e le aveva riferite a un sesto.Ecco, se questa è la politica, posso tranquillamente dire che ho il disgusto della politica. Ma, fortunatamente, questa non è la politica. Anzi, affidarsi a questa roba e andare dietro a pettegolezzi da bar, è la peggiore sconfitta della politica. È l’abdicazione rispetto al proprio ruolo e anche al proprio dovere, è la resa ad altri poteri, siano essi quello giudiziario o quello dell’informazione.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273720